Suggestiva serata con Mauro Berruto

Una serata speciale, ieri sera, organizzata dalla libreria Alberi d’Acqua in collaborazione con PlayAsti, Sba, Orange Futsal, Medical Lab e Uni-Astiss proprio nell’Aula Magna del polo universitario astigiano.

La conduzione dell’evento spettava al dottor Riccardo Tinozzi, psicologo dello sport, ma l’ospite d’eccezione, Mauro Berruto, ha sorpreso la sala, gremita di allenatori, dirigenti, genitori e giovani con una presentazione spettacolare condotta in autonomia.

L’uomo che molti di noi hanno conosciuto come Commissario Tecnico della Nazionale maschile di Pallavolo ha tenuto incollati alla sedia tutti gli ospiti per circa due ore, raccontando storie e aneddoti tratte dal suo libro “Capolavori” (Add editore) in una fantastica atmosfera: luci spente e tutti in silenzio ad ascoltare.

Oltre all’esperienza azzurra nel mondo del volley che ha fruttato sei medaglie in competizioni internazionali (tra cui il bronzo olimpico a Londra 2012), il coach torinese ha intrapreso, dal 2018, una nuova carriera professionale come Direttore Tecnico della Nazionale Italiana di tiro con l’arco, con il chiaro obiettivo Olimpiadi di Tokyo 2020.

Ma è grazie alla sua laurea in “Antropologia culturale” che Mauro ha incantato gli ascoltatori: citazioni di poeti e scrittori insieme a racconti e opere d’arte dell’antichità greca e non solo si sono intrecciati con le storie sportive più recenti, da Maradona a Yuri Chechi, passando per l’Olanda di Johan Cruijff, i successi di Muhammad Ali e l’impresa di Gabriela Andersen-Schiess a Los Angeles 1984.

Nel corso della serata c’è stato spazio anche al tema del delicato ruolo dell’allenatore e del suo rapporto con i genitori. Nel rispondere alle domande poste dal dottor Tinozzi e dal pubblico, il coach, che vanta anche esperienze nei club di pallavolo in Italia, Grecia e Finlandia, si è soffermato sull’importanza di saper guardare qualcosa da un punto di vista diverso.

“L’allenatore, che ricopre la difficile funzione di trasformare il potenziale in risultato, deve provare a cambiare prospettiva proprio quando crede di conoscere al meglio l’argomento – ha spiegato Berruto -, imitando la traiettoria di una freccia scoccata da un arciere. L’attrezzo si muove molto, spesso uscendo dalla traiettoria ideale verso il bersaglio, ma alla fine lo colpisce al centro”.

L’incontro si è concluso con gli immancabili autografi finali, accompagnati da foto ricordo. Berruto si è rivelato ancora una volta una grande persona anche a microfono spento, mostrandosi disponibile nei confronti di tutti. Davvero una splendida serata.